Un Premio che riconosce il contributo del Mezzogiorno al futuro dell’Italia
E’ un onore intervenire alla quarantasettesima edizione del Premio Internazionale “Guido Dorso”, in questa sede del Senato della Repubblica che, dal 2000, ne accoglie la cerimonia. Questa continuità testimonia un impegno che attraversa le generazioni: riconoscere il contributo del Mezzogiorno alla vita della Nazione e valorizzare quanti, con il proprio lavoro, ne ampliano le possibilità di sviluppo. Ringrazio l’Associazione Dorso e il Presidente Nicola Squitieri per la cura e la tenacia con cui hanno rinnovato questo impegno. Avvocato, meridionalista, interlocutore di Piero Gobetti, Guido Dorso legò la rinascita del Sud al rinnovamento delle classi dirigenti e alla partecipazione delle popolazioni meridionali alla vita nazionale. Nella Rivoluzione meridionale scriveva che il meridionalismo “non è una dottrina meridionale, ma italiana”. È una prospettiva che conserva la sua forza tutt’oggi: il futuro del Mezzogiorno riguarda la capacità dell’Italia di crescere, di tenere unite le proprie comunità e di offrire a ogni persona la possibilità di contribuire al bene comune. Per chi, come me, è impegnato nel promuovere politiche di sviluppo per il Sud, questa lezione si traduce in una chiamata esigente: ascoltare i territori, dare continuità alle scelte e rispondere dei risultati. Significa riconoscere il valore di chi investe, insegna, fa ricerca e si prende cura degli altri, costruendo ogni giorno le condizioni del progresso civile. È con questo spirito che dobbiamo guardare al cammino compiuto dal Sud negli ultimi anni.
Vi sono progressi che offrono ragioni concrete di fiducia, di speranza già per il presente, oltre che per il futuro. Per il quinto anno consecutivo, il Mezzogiorno registra una crescita dell’occupazione superiore a quella del resto d’Italia, raggiungendo nel secondo trimestre del 2026 il massimo storico del tasso di occupazione, pari al 51,1%. Un risultato rilevato dall’ISTAT appena poche settimane fa, che segna un ulteriore incremento di 0,9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro questi numeri, vi sono persone e famiglie. Il lavoro dà autonomia e permette di progettare il domani. Alla crescita dell’occupazione dobbiamo accompagnare un impegno costante per la sua qualità, perché si traduca in sicurezza economica e prospettive durature. Anche sul versante della crescita economica emergono segnali positivi. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat a giugno, nel 2025 il prodotto interno lordo del Mezzogiorno è cresciuto dello 0,6 per cento, a fronte dello 0,5 per cento del Centro-Nord. Una dinamica positiva che conferma la solidità del percorso di crescita del Mezzogiorno, che per il quarto anno consecutivo registra una crescita superiore alla media nazionale, in una traiettoria che, secondo le stime, è destinata a proseguire anche nel 2026. Questi progressi costituiscono un patrimonio italiano comune. Vi concorrono il lavoro delle persone, l’iniziativa delle imprese e l’azione delle istituzioni. Il Governo è impegnato a sostenere queste energie e a creare condizioni favorevoli allo sviluppo.
Dorso osservava che la varietà della realtà economica e sociale del Mezzogiorno richiede soluzioni dedicate e mirate. È un’indicazione che ispira l’operato del Governo, con politiche attente alle vocazioni e ai bisogni dei territori. In questo senso, credo che la ZES possa offrire una risposta concreta e articolata: benefici fiscali per attrarre nuovi investimenti, l’autorizzazione unica per ridurre i tempi e gli oneri burocratici, un plafond dedicato al potenziamento delle infrastrutture e incentivi occupazionali per sostenere il lavoro stabile e di qualità. Un insieme di misure che sta contribuendo a mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di competere ad armi pari e di valorizzare pienamente le proprie potenzialità con impatti concreti su occupazione e sviluppo economico. I risultati raggiunti ci indicano una direzione chiara: consolidare quanto fatto e, allo stesso tempo, affrontare con ancora maggiore determinazione i divari che restano aperti. L’accesso al lavoro e ai servizi, le opportunità per i giovani, la piena partecipazione delle donne e la qualità dell’occupazione sono le sfide su cui dobbiamo continuare a concentrarci, perché la crescita del Mezzogiorno sia sempre più solida, inclusiva e duratura. Anche nel pensiero di Dorso, il rinnovamento delle classi dirigenti si accompagna alla partecipazione popolare. Lo sviluppo si rafforza quando i cittadini possono concorrere alle scelte e vederne i benefici nella propria vita. Così, misureremo il nostro impegno anche da quanto avremo reso più semplice studiare, lavorare, fare impresa e crescere una famiglia nel Mezzogiorno. Ai giovani dobbiamo offrire una libertà effettiva di scelta: la possibilità di partire, di conoscere altre realtà e di arricchire il proprio percorso, ma anche il diritto di restare o di tornare. Restare o tornare deve poter essere una scelta libera, sostenuta da opportunità credibili, in cui le competenze siano riconosciute e il merito trovi spazio.
Care premiate e cari premiati, voi date un volto a queste aspirazioni. Nelle vostre esperienze riconosciamo un Mezzogiorno che produce conoscenza, coltiva sapere , crea lavoro, custodisce cultura, assicura legalità e sicurezza e costruisce legami di solidarietà. Essere “ambasciatori del Mezzogiorno” significa rendere visibile, attraverso il proprio lavoro, ciò che questa terra può offrire all’Italia e al mondo. Nella prefazione alla seconda edizione della Rivoluzione meridionale, Dorso scriveva: «È finito il tempo dell’apostolato individuale». Nel contesto del suo tempo, dunque, egli chiedeva alle migliori energie meridionali di organizzarsi e assumere una responsabilità comune. È una sollecitazione che riguarda anche noi, anche oggi. Le esperienze qui premiate possono, devono aprire altre strade: attraverso le competenze che saprete trasmettere, lo spazio che darete ai giovani, la fiducia e l’ispirazione che il vostro esempio saprà generare. Per parte mia, sento la responsabilità di continuare a lavorare perché queste energie trovino ascolto e sostegno nelle istituzioni. Perché il loro contributo possa crescere, coinvolgere altre persone e rafforzare le comunità. È così che il talento di ciascuno può diventare una forza di crescita per molti. Ed è così che il Mezzogiorno contribuisce al futuro dell’Italia.

