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L’anniversario nell’analisi degli obiettivi conseguiti e ancora da conseguire

Pietro-Massimo-Busetta

LA REPUBBLICA COMPIE OTTANT’ANNI

Di Pietro Massimo Busetta

La Repubblica italiana compie ottant’anni di vita. Un traguardo importante, che viene giustamente celebrato come simbolo di stabilità democratica, libertà costituzionale e ricostruzione civile dopo la tragedia del fascismo e della guerra. Tuttavia, accanto all’enfasi commemorativa, sarebbe necessaria anche una riflessione autocritica sulla capacità reale dello Stato repubblicano di realizzare fino in fondo il progetto di unità sostanziale delineato dalla Costituzione. Gli articoli 1 e 3 rappresentano il cuore di quel progetto. La Repubblica fondata sul lavoro e il principio di uguaglianza sostanziale non erano soltanto affermazioni di principio, ma l’indicazione di una direzione storica: costruire un Paese coeso, ridurre gli squilibri territoriali, garantire pari dignità e pari opportunità ai cittadini indipendentemente dal luogo di nascita.

A ottant’anni di distanza, questo obiettivo appare ancora incompiuto. Il divario tra Nord e Sud non si è ridotto in modo strutturale; in alcuni ambiti si è persino aggravato. Servizi pubblici, infrastrutture, accesso al credito, opportunità lavorative e qualità della vita continuano a presentare differenze profonde tra le diverse aree del Paese. La cittadinanza sostanziale resta diseguale. Roma ha spesso proclamato l’unità nazionale sul piano simbolico e retorico, ma molto più debole è stata la capacità di costruirla concretamente sul terreno economico e sociale. La Repubblica ha certamente garantito diritti democratici fondamentali, ma non è riuscita a trasformare pienamente il Mezzogiorno in parte integrante di un modello equilibrato di sviluppo nazionale.

Pietro Busetta riceve la Targa del Presidente della Repubblica destinata alla Fondazione “Angelo Curella” di Palermo da lui presieduta (Premio Dorso 2009)

 

Il rischio, oggi, è che il processo di frammentazione territoriale si approfondisca ulteriormente. Le spinte verso l’autonomia differenziata, la crescente centralizzazione delle decisioni economiche e finanziarie, il depotenziamento dei servizi pubblici nelle aree più fragili e l’emigrazione continua di giovani qualificati alimentano la percezione di un Paese sempre più diviso. Per questo, celebrare la Repubblica non dovrebbe significare soltanto ricordarne i successi, ma interrogarsi sulle sue incompiutezze. La vera fedeltà alla Costituzione non consiste nella retorica dell’Unità, ma nella capacità di realizzare concretamente quell’uguaglianza sostanziale che i Costituenti avevano indicato come fondamento della democrazia italiana.

  • Comitato scientifico Associazione “Guido Dorso”