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Analisi e dati a margine della visita di Papa Leone XIV nella Terra dei Fuochi

incidenza-tumori

Di Giulio Tarro

I territori Campani producono una quantità di rifiuti superiore a quella delle discariche e degli inceneritori e, pertanto, il loro mancato smaltimento conduce inevitabilmente all’aumento dell’incidenza dei casi di cancro (Kathryn e Mazza, 2004). Alla fine del 2013 Crispo et al hanno pubblicato un lavoro della fondazione Pascale (Istituto dei Tumori, Napoli) sulla tendenza di mortalità tra il 1988 ed il 2009 nelle aree metropolitane di Napoli e Caserta in cui tra i diversi dati epidemiologici viene riportato un incremento percentuale del tumore polmonare del 68% per Caserta, più del 100% per Napoli rispetto al “solo” aumento del 41% per l’Italia. L’analisi di regressione dei risultati fa notare che l’aumento percentuale dei tumori è del 28,4% per gli uomini a Caserta e del 47% a Napoli, mentre per le donne è rispettivamente del 32,7% e del 40%.

Su uno studio epidemiologico pubblicato nel 2009 (Piscitelli et al) venivano analizzati i dati ottenuti dall’archivio nazionale delle schede di dimissioni ospedaliere relative al periodo tra il 2000 ed il 2005: il numero di tumore mammario risultava maggiore di 40.000 casi rispetto a quello riportato dagli organi ufficiali con statistiche sottostimate del 26,5% e venivano colpite anche fasce di età tra i 25 ed i 44 anni. Successivamente è stato pubblicato un altro lavoro (Piscitelli et al, 2012) sull’incidenza del cancro in Italia, che migliorando la metodologia dello studio precedente pubblicato sulla stessa rivista ed estendendo il tempo di osservazione fino al 2008, confermava l’aumento significativo del numero delle quadrandectomie dei tumori mammari e riportava un incremento di queste tra i 25 e i 44 anni, così in età prescreening.

Nel 2011 venivano pubblicati (Barba et al) risultati scientifici di una ricerca che evidenziava un aumento significativo delle morti da tumori e delle malformazioni congenite nella regione Campania dove erano stati smaltiti rifiuti tossici (tra cui l’arsenio, il mercurio, le diossine ed i furani) con una logica inaccettabile. Trent’anni di rifiuti non smaltiti correttamente costano a Napoli Nord e Caserta Sud un indice di mortalità pari a 9,2% in più per gli uomini e al 12,4% in più per le donne.

Quindi, si può rispondere positivamente ai quesiti sull’incidenza dei tumori e della mortalità nei territori Campani, essendo maggiore della media italiana (Marfè e Di Stefano, 2016). Serve, ovviamente, un rigore scientifico ed una mappa dei siti inquinati. Sappiamo di numerosi cancerogeni presenti cui si aggiunge l’inquinamento determinato dalle diossine, ma il pericolo maggiore consiste nell’inquinamento della falda acquifera legato agli sversamenti illeciti contenenti metalli pesanti (Giordano e Tarro, 2012).

Crediamo a questo punto importante elaborare i dati Istat sull’aspettativa di vita, con un confronto tra le province Campane e la media italiana. Infatti nel 1992 la media italiana di aspettativa di vita (maschi) era di 74 anni mentre nel 2010 è diventata di 79.4 anni. In Campania si è passati dai 73.2 ai 77.8 anni quindi da un meno 0.8 ad un raddoppio di meno 1.6. Nella tabella 1 allegata si vede come si sono comportate le province Campane tutte ormai in negativo, mentre in precedenza Avellino, Benevento e Salerno erano in positivo rispetto alla media italiana (Tarro, 2015).

 

 Esistono adesso misure straordinarie per la prevenzione e la lotta al fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e dei relativi roghi (Marfè e Di Stefano, 2016) che impongono uno screening gratuito sulle malattie ambientali per le popolazioni residenti nelle aree interessate nell’ultimo quinquennio attraverso le aziende sanitarie locali. Nella relazione tecnico-finanziaria si fa presente che sul piano medico scientifico vi è una iniziativa in linea con le direttive dell’OMS che tendono a conoscere e curare le patologie che rientrano nelle “malattie ambientali” (Tarro, 2015).

 

 

Conclusione

L’esempio di incidenza dei tumori e della mortalità causata dall’inquinamento, determinato dalle diossine, e da quello della falda acquifera, legato allo sversamento illecito dei metalli pesanti, richiama il tema più generale dei dati sull’aspettativa di vita e del rapporto tra medicina e salute. Agli interventi sulla “terra dei veleni” fanno da contraltare gli indubbi risparmi nei costi di gestione della spesa sanitaria che andrebbe a gravare sulla cura tardiva di malattie tumorali ed epidemiologiche che diagnosticate in ritardo necessitano poi di cure medico-sanitarie più costose di quelle attivate in via preventiva.

Le uniche soluzioni possibili, nel 2017, sono quelle stesse già individuate con lungimiranza nel Libro Bianco di 40 anni addietro “Salute e Ambiente in Campania” (edito da Politica meridionalista – 1977) basandosi sulla prevenzione prima e sulla bonifica dopo (Tarro, 2015). Per esempio, in Texas, da quando hanno iniziato le opere di risanamento del territorio le malformazioni sono diminuite del 40%. Conseguentemente, si potrebbe incidere profondamente con una bonifica, riducendo le malformazioni congenite in solo 4 anni del 25%, arrivando persino ad un risparmio economico di 11 milioni di euro.

Bisogna però sempre tenere presente che per portare avanti la battaglia iniziata anni fa con la denuncia su Salute e Ambiente in Campania e proseguita recentemente con la ricerca “Campania, terra di veleni” (2012) per ottenere la certezza della bonifica dei territori bisogna prima anteporre la bonifica delle coscienze.

Premio Dorso 2019 – Targa del Presidente della Repubblica Fondazione per la ricerca sul cancro ” De Beaumont Bonelli” Presidente Giulio Tarro

*Comitato scientifico dell’Associazione “Guido Dorso”

  Premio Dorso 1975

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