Il Presidente Nicola Squitieri, il Segretario generale Francesco Saverio Coppola, il Comitato scientifico con il suo Presidente Filippo Patroni Griffi, la Direzione della rivista “Politica meridionalista. Civiltà d’Europa”, esprimono il loro profondo cordoglio per la perdita del professore Luigi Nicolais, componente illustre del Comitato scientifico e già premio Dorso 1998 (XX edizione). Gino Nicolais, un uomo poliedrico del Sud, professore universitario e scienziato, assessore regionale e ministro della Repubblica, Presidente del CNR e assegnatario di numerosi altri incarichi scientifici e manageriali a livello nazionale ed europeo.
Come componente del nostro Comitato scientifico ci ha accompagnato con la sua assidua presenza nelle numerose manifestazioni del Premio. Nel 2018, come Presidente della Real Fondazione Carditello, ha organizzato una cerimonia di assegnazione del premio presso la stessa fondazione in occasione della celebrazione, promossa dall’Associazione Dorso, del centenario della fine della 1° guerra mondiale con un ricordo di E.A. Mario e della leggenda del Piave. Ad ottobre del 2025 abbiamo assegnato il premio Guido Dorso per meriti professionali e imprenditoriali a Caterina Meglio, amministratrice della società Materias, una start up innovativa partorita dal genio di Luigi Nicolais, con sede nel polo scientifico dell’Università Federico II di San Giovanni a Teduccio.

Un uomo e scienziato dagli ampi orizzonti, con una forte empatia e apertura verso le giovani generazioni, soprattutto un innovatore non solo nel campo delle scienze positive ma anche della cultura. Di seguito riportiamo un suo recente scritto che sintetizza la sua ampia”vision”, prefazione del libro-progetto “Connecting Italy” patrocinato dall’Associazione Dorso insieme a Prospettiva Europea e presentato nel 2025 presso la Fondazione Banco di Napoli.

In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti e sfide senza precedenti, ci troviamo di fronte a un punto di svolta nella storia dell’umanità. La trasformazione economica in atto è profonda e pervasiva, e riflette le grandi sfide interconnesse del nostro tempo: le transizioni gemelle green e digital. La transizione green è guidata dalla necessità urgente di affrontare i cambiamenti climatici e la degradazione ambientale. Si tratta di un passaggio fondamentale verso economie più sostenibili e rispettose dell’ambiente, che richiede nuove competenze e professionalità e un ripensamento radicale delle nostre abitudini di consumo, della produzione energetica e delle politiche di sviluppo urbano. La transizione digitale sta ridefinendo ogni aspetto della società. L’adozione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, big data e internet delle cose sta trasformando il modo in cui viviamo, apprendiamo, lavoriamo e interagiamo. Questa transizione offre enormi potenzialità per migliorare l’efficienza, l’accessibilità e la personalizzazione dei servizi, ma pone anche sfide significative in termini di sicurezza dei dati, equità e impatto sociale. L’intersezione di queste due transizioni racchiude il potenziale per una trasformazione veramente olistica In questo scenario dinamico, governi, imprese, comunità scientifiche e cittadini hanno la responsabilità di stimolare una nuova visione dell’innovazione, del lavoro, della formazione, del fare impresa, delle politiche di sviluppo dei territori. Siamo in un momento storico molto delicato, in cui le transizioni in corso impongono a chi fa formazione di essere sì molto attento ai processi e alle tecnologie ma soprattutto agli uomini e alla loro attitudine. Oggi la competizione non è più sul costo dei prodotti ma sulla quantità di conoscenza che essi contengono. Serve però una visione di Paese a chi ci governa per immaginare una strategia a medio e lungo termine. I ragazzi oggi escono dalla scuola superiore senza che nessuno abbia valutato la loro capacità ed inclinazione rispetto al mercato. Ciò non può più accadere, l’alta formazione deve parlarsi con la formazione sin dai primissimi anni di istruzione e immaginare un futuro per i nostri giovani. Altrimenti ne deriverà un problema per l’Italia intera. In questo contesto, il ruolo del formatore, che fa anche e soprattutto orientamento, è centrale per lo sviluppo della nostra Penisola. Le competenze dei singoli, come i saperi delle strutture organizzate assumono rilievo in una società che muta rapidamente dove la flessibilità e l’adeguamento diventano variabili fondamentali non solo per innovare ma anche per sopravvivere. Queste considerazioni riguardano anche le attività di supporto alle start up e la formazione dei nuovi imprenditori, consolidando le sinergie tra mondo accademico, istituti di ricerca, tessuto produttivo e territorio. Una nuova visione necessaria ad interpretare un contesto in continua trasformazione ed anticiparne le future evoluzioni, creando percorsi formativi che privilegino le capacità euristiche e metodologiche rispetto ai tradizionali processi formativi prescritti. Solo in questo modo è possibile individuare soluzioni, considerando la realtà non in modo contingente e statico bensì strutturale e prospettico. La riflessione parte inevitabilmente da un’analisi delle criticità dell’attuale sistema di fare rete realizzando economie di scala e di scopo in parte derivanti da vincoli infrastrutturali sia fisici che immateriali, soprattutto nel Mezzogiorno, ma anche dalla mancanza di un’adeguata cultura di fare sistema) tra mondo accademico, territorio e tessuto produttivo, e all’interno di quest’ultimo, tra le filiere tradizionali e quelle più innovative. Il modello della triplice elica o della quadruplice elica vanno perfezionati e calati nella realtà. Anche il ruolo della terza missione dell’Università va strutturato e reso pervasivo nel tessuto sociale ed economico. Da qui bisogna muoversi per rilanciare il Sistema Italia e costruire la società del futuro, partendo da quei casi di best practices esistenti, spesso poco noti e non adeguatamente messi “a sistema”. Nonostante nel nostro Paese si parli da anni di reti e connessioni e della necessità di fare sistema, questi termini si prestano ad enunciazioni teoriche concretizzandosi poco in pratiche operative. Una iniziativa editoriale, come questa, che nasce per dare un contributo a promuovere una concreta cooperazione tra i mondi accademici, professionali, associativi e le istituzioni ai vari livelli, e connettere, davvero, il Sistema Italia per raccogliere e vincere le nuove sfide 4.0, costituisce uno stimolo a ben operare soprattutto per le giovani generazioni.



